Scrivono di noi....

     
Domenica 11 luglio 2004
Gavardo (Bs) - 14^ Riom en pista a Gaart
di Ezio Gamberini


Il caro amico Paolo Salvadori, presidente dell’Atletica Gavardo ’90, mi aveva assicurato che Fabio Rossi non sarebbe mancato all’appuntamento. Impossibile allora, per me, disertare questa “Riom en pista a Gaart” (letteralmente “arriviamo in pista a Gavardo”) di 11 km, competitiva e non, con l’aggiunta di una gara per disabili che definire stupenda e commovente è riduttivo. Stavolta non occorre che mi alzi ad orari impossibili, abitando a cinque minuti di tangenziale dal posto.
Non indosso la maglietta della società organizzatrice, alla quale sono iscritto, ma la fedele “old blue” primo tipo targata Podisti.net che soltanto Ettore Comparelli ed io, ormai, portiamo in gara. A proposito di “podistinettici” o “podnettiani”, la diatriba è ormai superata, poiché a questo punto si parla soltanto di Podisti.org. In futuro nasceranno altre forme per appellarsi: saremo “podistiorganici”, perché noi abbiamo un cuore, pulsiamo, fremiamo, gioiamo o soffriamo, non siamo inorganici, di pietra. Chi più di noi, poi, è abituato a pianificare ed a programmare (allenamenti, gare, diete)? Ecco allora i “podistiorganizzati”. Chissà invece se c’era malizia nelle parole del romanaccio che leggendo sulla mia maglietta il vecchio nome del sito puntualizzava: “Ahò, mo’ nun se chiama ‘Podisti.org’? E ‘cche vor dì podisti.org: ‘podistiorgasmici’?” (Omissis) E giù a ridere. “No–risposi gelandolo–vor dì: ‘podistiorgiastici’ ”.
Suvvia, basta scherzare e veniamo al nocciolo: “podistiorgogliosi” dobbiamo essere noi! Delle nostre fatiche e dei nostri risultati, dei nostri successi, ma anche delle nostre sconfitte, perché di queste facciamo il basamento sul quale operare per migliorarci.
Alle otto arrivo al centro sportivo e, sorpresa, non incontro solo Fabio, ma anche Antonio Rossi, che correrà, guadagnando un premio di categoria. Nei paraggi circola anche Patrizia Tisi, fresca campionessa italiana di cross, che trotterà fuori classifica. Per quanto mi riguarda, anche stavolta sono stato ingannato, soprattutto da Osvaldo Faustini che mi rassicura sul percorso: “Ma no, non c’è salita, va un po’ su e giù, per due o tre chilometri ...”. Dopo un chilometro cominciano delle “salitele” su sentieri di montagna che per degli stecchini saranno bazzecole, ma per me sono un calvario, più sù, che giù, fino al quinto chilometro. Quando la strada comincia a salire, non so che farci, mi metto a camminare! L’avevo già promesso, ma ora lo giuro solennemente: mai più parteciperò a gare che prevedano sentieri di montagna in salita e se ciò non risponderà al vero, cari amici podisti, (e tenete le mani in alto!) che vi possano venire crampi subito dopo il via durante la vostra gara preferita, che vi si aprano le scarpe mentre state sprintando per la vittoria, che una scarica di “Eau de Cacharel” vi sorprenda mentre state superando l’avversario più antipatico, che possiate infine sbagliare il percorso, com’è successo al sottoscritto stamattina che, redarguito da un addetto che stava ritirando i cartelloni della gara, si è sentito dire: “Ohè, stai facendo il secondo giro?” (in effetti mi sembravano un po’ troppi ‘sti undici chilometri). Bellissima gara, comunque, e bel paesaggio, oltre all’organizzazione perfetta.
Fabio e Antonio Rossi sono seduti sul tappeto erboso dello stadio. “Avete impegni?” chiedo loro. No, non ne hanno. Allora tiriamo mezzogiorno visitando lo stadio di Salò, dove Paolo fra pochi giorni comincerà la nuova avventura calcistica, questa volta in serie D, ed un altro paio di stadi di comuni limitrofi. A mezzogiorno in punto ci sediamo a tavola per far festa al capretto che Grazia ha cucinato. Tiriamo il collo all’ultima bottiglia di bianco di Custoza, guadagnata nell’ultima maratona, e ad un buon bianco sloveno che non ha nulla da invidiare a quelli indigeni. Sedute a tavola stanno pure, oltre a Grazia, Paolo, Anna, Chiara ed il sottoscritto, anche mia suocera e mia mamma, ottantasei ed ottantuno anni, ma sveglie come cardellini, che cominciano a lavorare ai fianchi Fabio Rossi, il quale non può sottrarsi al confronto: “Ma lei non è sposato?”, “Ma quanti anni ha?”. E, leggendo nei loro pensieri, colgo una nota di biasimo: “Ma come – penseranno certamente – un così bel giovane ... non sposato ...”. Alla fine mia suocera non ce la fa più: “Spuset, che basta vulis be!” (“Sposati, ché basta volersi bene!”).
Non capisco perchè Antonio, verso fine pranzo, mi dica: “Adesso capisco perché sei ‘Bombatus’”. Boh!
Accompagno i miei ospiti verso la tangenziale, ma prima mostro loro il campo di battaglia e di giochi dei “Ragazzi di Via Don Belli” che allietano le serate estive con i loro schiamazzi. Accanto al mio portone di casa, i vicini hanno apposto sul loro un bel fiocco rosa, perché in settimana è nata la piccola V. Fra un anno la “mocciosetta” calpesterà a piccoli passi il viale comune, insieme a tutti gli altri. “Deo gratias”.
Per fortuna, la vita continua!