22^ Maratona di Atene 2004: durissima,
affascinante, struggente
Le sensazioni, le emozioni e le gioie
Giovanni Certomà, 10 novembre 2004
Credo che qualunque parola non sarà sufficiente per descrivere
e trasmettere le sensazioni, le emozioni e le gioie vissute in
questa avventura ateniese; proverò però a farlo
nel modo che mi è consueto, facendomi guidare solo dallistinto
e scusandomi sin dora se, forse, mi dilungherò più
del solito. Avevo deciso di andare ad Atene subito dopo che, per
varie ragioni, era saltata la partecipazione alla mezza maratona
di Budapest dellinizio di settembre. Ma il mio voler andare
nella capitale greca non era principalmente la Maratona, quanto
lirrefrenabile voglia di ritornare in Grecia dopo che ci
ero già stato nel 1988 e nel 1998: volevo rivisitare Atene
e poi ripercorrere le origini della Maratona di Filippide in assoluta
tranquillità, senza alcuna ossessione di far il tempo.
Infatti, non avevo una preparazione per la maratona, perché
non lho fatta, avevo una buona condizione sulla mezza e
da settembre ad ottobre ne ho fatte bene tre; poi il percorso
della maratona di Atene è il più duro di tutto il
circuito mondiale (altro che New York o Boston) assolutamente
in salita per quasi la metà del tragitto. Questo, dunque
lo spirito con cui mi sono avvicinato e ho vissuto il prima e
il durante di Atene. Nella settimana che ha preceduto la partenza
per Atene, tra lunedì 1 e martedì 2 novembre, sono
stato colpito da una forte influenza che mi aveva un po
preoccupato, ma ho continuato ad allenarmi e piano piano a smaltirla
anche se non completamente. Giovedì pomeriggio (4 novembre),
poi, mentre stavo infilando le scarpe per andare a fare lultimo
allenamento prima della partenza del giorno successivo, mi accorgo,
in modo del tutto casuale che, soprattutto la scarpa destra si
era spaccata. Esco per lallenamento e una volta rientrato,
mi trovo costretto ad andare a Milano in fretta e furia per acquistare
un nuovo paio di scarpe con le quali correre la maratona. Mi rendevo
conto che mi stava accadendo ciò che in qualunque manuale
di maratona non bisogna assolutamente mai fare: correre una maratona
con scarpe nuove, io lo stavo per fare, del resto, forse, tutto
il mio modo di affrontare la corsa è da contromanuale.
La partenza per Atene era prevista per le 14:50 di venerdì
5 novembre dallaeroporto di Malpensa. Uscito da scuola alle
ore 11:00, prendo autobus e metropolitana fino alla stazione di
Cadorna, da dove alle 11:50 salgo sul treno navetta per laeroporto.
Improvvisamente squilla il mio cellulare e dallaltra parte
sento la voce di un certo Gianluca che, non essendo
stato imbarcato nel volo precedente col resto del gruppo, gli
era stato detto di contattare me, per fare insieme il viaggio;
ci diamo dunque appuntamento in aeroporto. Arrivo puntuale e mi
reco in zona voli in partenza, faccio la carta dimbarco,
passa qualche minuto, mi volto e non è difficile riconoscere
Gianluca (anche se non ci eravamo mai visti), noi runner siamo
riconoscibili con gran facilità: tuta, zainetto, scarpe
Gianluca aveva già mangiato, ma io avevo una fame non indifferente,
mi accompagna dunque a prendere un po di pizza e della frutta;
e mentre consumo il mio pasto, abbiamo lopportunità
di chiacchierare della nostra passione per la corsa, delle maratone
e mezze fatte e mi dice anche che ad Atene lui non correrà
a causa di un problemino fisico. Gianluca mi parla della sua società
(di cui è stato nominato segretario), lAtletica
Gavardo 90 , provincia di Brescia, descrivendomi i suoi
amici che già erano arrivati ad Atene; vedrai,
mi dice, Paolo, il presidente, e i due Alessandro sono molto
simpatici. È ora dimbarcarsi, si parte con
qualche minuto di ritardo, avendo posti diversi, ci diamo appuntamento
allarrivo. Due ore e quindici minuti di volo ed eccoci in
territorio greco; le lancette del mio orologio devo spostarle
in avanti di unora, quindi sono intorno alle19:00. Gianluca
nel frattempo attende la borsa al nastro dei bagagli ed io ammiro
sin da subito leffetto olimpiadi del nuovo aeroporto di
Atene. Anzicchè prender un taxi, propongo di usare la metropolitana,
mi ero premunito di una aggiornata ed efficiente guida di Atene,
grazie poi, al buon inglese parlato da Gianluca, riusciamo a individuare
dove si trova la metropolitana e ci andiamo. Direzione Monastiraki,
poi si scende si prende laltra linea e ci si ferma nella
stazione di Omonia. Mentre si va, sono ormai passate
le 20:00, gli amici di Gianluca lo chiamano ripetutamente per
accertarsi dove ci trovassimo; alle 20:30, finalmente si arriva
in albergo, nel centro di Atene. Lintero giorno di sabato
lo trascorro in giro per la città. Dopo aver fatto colazione,
intorno alle 10:00, esco dallalbergo e mi reco a quella
che è la tappa obbligata: lacropoli (parte più
alta della città). Provo ad azionare una sorta di meccanismo
moviola, cerco cioè di salire nel modo più
lento possibile, assaporando ogni istante, ogni attimo, con scatti
ripetuti di foto. Lacropoli è là, passo oltre
i propilei ed è come ritornare a casa: sensazioni di memoria,
storia, filosofia, pedagogia greca. La vista del Partendone si
impone innanzi a me e ci giro lentamente intorno, soffermandomi
al contempo, sullo straordinario panorama della città di
Atene che mi si svela in modo sempre più progressivo. Sullacropoli
ci resto fino alle 13:00 passate, non ho proprio voglia dandare
via, il tutto nel più assoluto silenzio e nel più
accorato ricordo del passato: qua ogni parola, anche la più
alta, perde di significato. La fame si fa intanto largo e decido,
prima di visitare il tradizionale quartiere di Monastiraki,
di mangiar un boccone e quindi avventurarmi tra la miriade di
botteghe di qualunque genere che a Monastiraki vi
sono, allo scopo di trovare qualche ricordo da regalare a persone
a me care. Provo a mangiare un po di spaghetti per fare
il carico di carboidrati in vista della maratona, sono immangiabili,
ma li butto giù, grazie anche alla buona insalata greca,
solo piatto che amo in modo smisurato della cucina locale. Parto
per le vie di Monastiraki, cè di tutto,
guardo da un lato e dallaltro alla ricerca di souvenir carini
e non banali, alla fine, per mia fortuna entro in una bottega
dove mi accoglie una carina quanto simpatica commessa, che parla
un buon italiano, ne approfitto e Edi, questo il suo nome, mi
guida negli acquisti e riempio praticamente una borsa intera.
È ormai calata la sera e sono le ore 18:00, decido di rientrare
in albergo, cenare e andare subito in camera, visto che, mattina
di domenica bisogna alzarsi presto alle 5:30, fare colazione e
partire alle 6:30 per raggiungere la località di Maratona,
da dove sarebbe partita la corsa. Si cena al resto del gruppo,
ben coordinato dal guru Franco Cantelli, che è
al mio tavolo insieme allamico Francesco Monoroli; mentre
il gruppo di Brescia capitanato da Paolo Salvadori siede al tavolo
dietro al nostro. Tra i bresciani si distingue per simpatia e
umorismo Alessandro Bruni che, stuzzica Francesco Monoroli preannunciandogli
il chilometro in cui lo avrebbe attaccato; insomma, la cena si
consuma in grande allegria. Salgo in camera e guardo un po
di televisione, Rai 1 è la sola rete italiana che si riceve.
Mi arriva, via sms, un in bocca al lupo per la gara
di domenica, augurio al quale ormai non potrei più fare
a meno, vista la positività delle precedenti occasioni.
Ore 5:30 di domenica mattina, mi alzo e scendo a fare colazione,
ci siamo tutti, Alessandro Bruni si distingue per una colazione
da contromanuale della maratona, consumando, tra laltro,
uova sode e bomboloni. Alle 6:27 si parte alla volta di Maratona.
Atene si sta svegliando ed è veramente affascinante scrutarla
a questa ora del mattino. Ripercorriamo, al contrario, buona parte
del percorso che avremmo dovuto fare; in pratica dal 23° km
in poi lo rifacciamo fino alla partenza: è un inferno,
una lunga e prolungata salita, nel pullman non si scherza più,
Paolo Salvadori commenta non pensavo fosse così!.
Arriviamo alle 7:30, scendiamo, mentre Franco Cantelli e Gianluca
Pasini, avendo perso il pullman sono costretti a rientrare ad
Atene in taxi. Siamo veramente in tanti, forse più di 5000,
troviamo un posto per cambiarci e fare un po desercizi
di riscaldamento. Alessandro Marbellini è al suo esordio
in maratona, ma lo vedo tranquillo e rilassato; Francesco Monoroli
è visibilmente convinto delle proprie possibilità;
ben controllato Paolo Salvadori; sempre scherzoso Alessandro Bruni;
ed io sono assolutamente tranquillo, sereno e con la voglia di
ripercorre quella che fu la prima Maratona della storia. Temperatura
intorno ai 17°, leggero venticello, ore 8:30 lo sparo dà
il via alla 22^ edizione della Maratona di Atene ed io sono qui;
una sensazione straordinaria! Avevo letto attentamente lanalisi
del percorso fatta da noti esperti, e avevo preventivato di fare
i primi 11 km a poco più di 5 a km, visto che la
strada era piatta e lo faccio alla perfezione. Dal dodicesimo
in poi la strada sale, sale, sale, lo sapevo, ma riesco ad andare
molto bene tra i 530 e i 537, insomma passo alla mezza
a 1h54; già per me un grandissimo risultato, data
tutta quella salita. Dal 22° km in poi iniziano a farsi vivi
i crampi, che non mi lasceranno più, peccato! Sono molto
forte di testa, continuo con tenacia, la mente è al top,
la benzina cè e purtroppo i crampi anche, ma continuo
con la convinzione mai venuta meno darrivare. Convivo, è
il caso di dire con i crampi, intanto la strada sale e lo fa ancora
fino al 32° km, ingresso nella città di Atene, correre
qua è diverso, i crampi vengono meno e in città
corro un po di più. La gente aumenta e si assiepa
da entrambi i lati delle strade; è calorosa e ci incita
in modo travolgente. E incredibile! Ho molte energie e dove
i crampi mi lasciano andare vado e addirittura spingo, veramente
un peccato! Sono al 40° km, un bambino mi dà il cinque
e mi dice Italia for ever, quasi volo sono al 41°
km, procedo e le ali di folla sono ininterrotte. Ci sono è
il 42° km, qualche metro prima dentrare nello stadio
Panatinaiko, un brivido mi sovrasta e le lacrime quasi
scendono, spingo con una freschezza incredibile e taglio il traguardo
in 4h3143; ma il crono è poco importante, perché
chiunque abbia tagliato il traguardo può dire daver
corso la vera Maratona. Gli amici bresciani si sono difesi veramente
bene. Alessandro Marbellini al suo esordio sulla distanza ha fatto
3h1148; Paolo Salvadori 3h1210; Alessandro
Bruni 4h36 (grazie ai bomboloni); mentre il brindisino Francesco
Monoroli è stato il più veloce del gruppo, facendo
fermare il cronometro a 3h06. Ma non potrei concludere questa
lunga cronaca senza fare alcuni appunti relativi allaspetto
organizzativo. Non è possibile che, in una maratona come
quella di Atene ai rifornimenti lungo il percorso e a quello finale
non ci siano cibi, cerano solo molta acqua e alcune postazioni
di sali minerali. E vergognoso che, in un pacco gara costato
75 euro, vi fossero solo la maglietta, un telo spugna, una piccola
spilla e un portachiavi. Non è decoroso che in una Maratona
come quella di Atene non vi sia un Centro maratona expo e la distribuzione
dei pettorali avvenga, in modo quasi anonimo, in un hotel della
capitale. Ma la maratona di Atene è la vera Maratona!!!
E tutto il resto non le fa perdere fascino, mito e attrazione.